Il presidente dell'associazione: cosa fa, quali poteri ha, di cosa risponde
Il presidente rappresenta l'associazione e ne risponde verso l'esterno. Nelle associazioni non riconosciute, anche con il patrimonio personale. Cosa fa, cosa può, di cosa risponde.
08 dicembre 2025
Essere presidente di un'associazione è una responsabilità spesso sottovalutata. Chi accetta la carica immagina di dover fare un po' di rappresentanza, firmare qualche documento, parlare in assemblea. In realtà il presidente è la persona che risponde giuridicamente per l'associazione verso l'esterno, con conseguenze che non sempre sono evidenti al momento dell'elezione.
Questo articolo spiega cosa fa davvero un presidente, quali poteri ha, e soprattutto di cosa risponde personalmente.
Cosa fa il presidente
Il presidente è il rappresentante legale dell'associazione. Significa che firma gli atti in nome e per conto dell'ente, lo rappresenta nei rapporti con i terzi (banche, fornitori, enti pubblici, altri soggetti), sta in giudizio per l'associazione (in attività o in difesa).
Nel concreto, il presidente:
- Convoca e presiede le riunioni del consiglio direttivo e dell'assemblea dei soci.
- Firma contratti con fornitori e collaboratori.
- Apre e gestisce i rapporti con la banca.
- Rappresenta l'associazione davanti alle autorità (Agenzia Entrate, Comune, Prefettura, RUNTS, federazioni).
- Coordina il lavoro del direttivo.
- Cura l'esecuzione delle delibere assembleari e del direttivo.
- Risponde ai soci e rende conto del proprio operato.
Come si diventa presidente
Il presidente è eletto dall'assemblea dei soci (direttamente o indirettamente, attraverso il direttivo, a seconda di quanto previsto dallo statuto). Deve essere socio (quasi sempre, salvo diversa previsione statutaria), maggiorenne, senza cause di incompatibilità previste dalla legge o dallo statuto.
Il mandato dura quanto previsto dallo statuto (tipicamente 3-5 anni) ed è rieleggibile. Alcuni statuti prevedono limiti al numero di mandati consecutivi (per esempio, non più di due o tre), per favorire il ricambio.
I poteri del presidente
I poteri del presidente sono quelli che lo statuto gli attribuisce. In generale si distinguono:
Poteri di rappresentanza
Il presidente rappresenta l'associazione verso l'esterno. Ogni contratto firmato dal presidente in nome dell'associazione impegna l'ente (nei limiti dei poteri statutari).
Poteri di gestione ordinaria
Il presidente gestisce le attività ordinarie dell'associazione senza dover ogni volta chiedere al direttivo. Lo statuto e i regolamenti definiscono la "soglia" dell'ordinaria amministrazione: sopra quella soglia, serve deliberare in direttivo.
Poteri di urgenza
In casi di urgenza, il presidente può prendere decisioni di competenza del direttivo, salvo poi ratificarle alla prima riunione utile. È una possibilità che va usata con cautela: l'abuso del potere d'urgenza è motivo di contestazione interna.
Le responsabilità del presidente
Qui sta il punto più delicato.
Responsabilità civile verso i terzi
Nelle associazioni non riconosciute, l'articolo 38 del codice civile è chiaro: "Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione, i terzi possono far valere i loro diritti anche sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione."
In pratica: se l'associazione non paga una fattura che tu, come presidente, hai firmato, il fornitore può rivalersi sul tuo patrimonio personale. È una responsabilità importante, spesso ignorata al momento dell'accettazione della carica.
Nelle associazioni riconosciute, questa responsabilità è molto più limitata: i terzi si rivalgono sul patrimonio dell'ente, e il presidente risponde personalmente solo in casi specifici (dolo, colpa grave, violazioni di legge specifiche). Per approfondire la differenza, vedi associazione riconosciuta o non riconosciuta.
Responsabilità fiscale
Il presidente risponde, insieme agli altri amministratori, per gli adempimenti fiscali dell'associazione. Mancata presentazione di dichiarazioni, omissione di ritenute, irregolare tenuta delle scritture contabili: tutte violazioni che possono generare sanzioni anche personali.
Un buon commercialista del Terzo Settore è il migliore alleato del presidente. Lavorarci bene insieme è parte del lavoro. Puoi approfondire nella nostra guida su come preparare i documenti per il commercialista.
Responsabilità verso l'associazione e i soci
Il presidente risponde verso l'associazione e verso i soci per i danni derivanti dalla sua gestione. L'azione di responsabilità può essere promossa dall'assemblea, su iniziativa dei soci, secondo le modalità previste dallo statuto e dalla legge.
Responsabilità penale
Reati specifici, come l'appropriazione indebita di fondi dell'associazione, o reati fiscali generali (evasione, falso), coinvolgono direttamente il presidente. Sono casi rari nelle piccole associazioni, ma non inesistenti.
Come proteggersi
Non ci sono scorciatoie magiche. Ci sono buone pratiche che riducono molto i rischi.
- Conoscere lo statuto. Capire bene cosa puoi fare da solo e cosa deve passare dal direttivo o dall'assemblea.
- Deliberare in direttivo le decisioni importanti. Una decisione presa dal direttivo e verbalizzata correttamente mette al riparo il presidente da contestazioni personali.
- Curare la documentazione. Verbali in ordine, contratti con controparti affidabili, corrispondenza archiviata. Una gestione documentata dimostra diligenza.
- Tenere i libri sociali aggiornati.
- Assicurarsi. Molti enti di promozione sportiva e federazioni offrono coperture per dirigenti. Per ETS, è obbligatoria l'assicurazione per i volontari. Valutare anche coperture D&O (amministratori).
- Farsi affiancare da un commercialista del Terzo Settore per tutti gli adempimenti fiscali.
- Valutare il passaggio alla forma riconosciuta quando l'attività cresce.
Quando il presidente decade o si dimette
Il presidente può decadere dalla carica per: dimissioni volontarie, scadenza del mandato, perdita dei requisiti di eleggibilità (per esempio non è più socio), sfiducia votata dall'assemblea.
In caso di dimissioni, la regola è darne comunicazione scritta al direttivo. Fino alla nomina del successore, il presidente dimissionario continua di solito a svolgere le funzioni per l'ordinaria amministrazione (prorogatio), o subentra il vicepresidente.
Una dimissione mai ratificata da un passaggio formale lascia il presidente "in carica" giuridicamente verso l'esterno, con tutte le responsabilità che ne derivano. Vale quindi la pena formalizzare sempre le dimissioni con una delibera del direttivo e una comunicazione all'assemblea successiva.
Il cambio di presidente
Quando cambia il presidente, si aggiorna il verbale d'assemblea che lo nomina e si fanno le comunicazioni necessarie: banca (per aggiornare i poteri di firma), Agenzia delle Entrate se serve, RUNTS per gli ETS, federazioni, Comune, tutti i soggetti con cui l'associazione ha rapporti attivi.
L'atto costitutivo, invece, non si modifica. Per approfondire, vedi il nostro articolo sull'atto costitutivo.
Accettare la carica con consapevolezza
L'accettazione della carica di presidente è un momento importante. Vale la pena farlo sapendo cosa si firma. Chiedere allo statuto di essere chiaro, chiedere al direttivo uscente come sono gestiti gli aspetti fiscali, chiedere al commercialista se ci sono problemi aperti, verificare l'assicurazione. Questi tre-quattro passaggi, fatti prima di accettare, prevengono gran parte delle sorprese future.
Da leggere anche
- Il consiglio direttivo.
- Il ruolo del segretario (prossimamente).
- Il ruolo del tesoriere (prossimamente).
- Associazione riconosciuta o non riconosciuta.