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Fiscalità e adempimenti

Il rendiconto di un'associazione: cos'è, come si fa, chi lo approva

Il rendiconto annuale di un'associazione serve per i controlli fiscali, per i depositi al RUNTS o al RASD quando previsti, e per mantenere i benefici dei regimi agevolati. Cosa deve contenere, chi lo firma, chi lo approva, gli errori da evitare.

30 aprile 2026

Il rendiconto di un'associazione: cos'è, come si fa, chi lo approva

Il rendiconto è uno degli adempimenti annuali a cui un'associazione non può sottrarsi. Serve per i depositi al RUNTS o al RASD quando previsti, è il primo documento richiesto in caso di controllo fiscale, ed è la condizione per mantenere i benefici dei regimi agevolati. È anche, per chi lo affronta con un po' di attenzione, l'occasione naturale per mettere in ordine i conti dell'associazione una volta all'anno.

Vediamolo per pezzi, partendo da una buona notizia: la maggior parte delle piccole associazioni italiane non deve redigere un bilancio civilistico vero e proprio. Quasi sempre basta qualcosa di molto più semplice.

Bilancio o rendiconto? La differenza

Per le società di capitali c'è il bilancio d'esercizio: stato patrimoniale, conto economico, nota integrativa, tutto secondo il principio della competenza economica. Un documento ricco e tecnico, che il codice civile e i principi contabili regolano nel dettaglio.

Per le associazioni più piccole, invece, nella stragrande maggioranza dei casi basta un rendiconto economico-finanziario di cassa: un foglio che mette in fila le entrate effettivamente incassate e le uscite effettivamente pagate nell'anno. Niente competenza economica, niente rimanenze, niente ammortamenti. Si fa più in fretta, si legge più facilmente, e quasi sempre soddisfa quello che la legge chiede.

I casi però non sono tutti uguali. Se ne distinguono tre.

Le associazioni semplici (non ETS, non ASD)

Devono redigere un rendiconto annuale: lo prevede praticamente sempre lo statuto, e diventa un obbligo fiscale per chi applica i regimi agevolati dell'art. 148 TUIR. La forma la scegli tu: anche un rendiconto di cassa di una pagina può andare benissimo. Quello che conta è che ci sia, che l'assemblea lo approvi e che torni con la prima nota.

Gli enti del Terzo Settore (ETS)

Devono usare gli schemi del D.M. 5 marzo 2020. I modelli ufficiali sono tre:

  • Modello A (stato patrimoniale) e Modello B (rendiconto gestionale), per gli ETS che superano i 220.000 euro di ricavi.

  • Modello D (rendiconto per cassa), per gli ETS che restano sotto i 220.000 euro: nella sostanza è un foglio Excel, ma con voci precise da rispettare.

  • Relazione di missione (Modello C), sempre per chi supera i 220.000 euro di ricavi.

Trovi i modelli sul portale del RUNTS, dove dal 2021 il deposito è obbligatorio entro il 30 giugno dell'anno successivo.

Le associazioni sportive dilettantistiche (ASD/SSD)

Anche loro fanno un rendiconto annuale, e dal 2024 lo depositano al Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD). Il minimo richiesto è il rendiconto di cassa, ma la federazione di appartenenza può sempre chiedere uno schema suo.

Cosa contiene un rendiconto di cassa fatto bene

Anche nella versione più snella, un rendiconto di cassa si regge su quattro pezzi.

Le entrate

Vanno tenute distinte per natura, perché alcune contano fiscalmente e altre no:

  • Quote associative (non commerciali per le associazioni in regime 148 TUIR).

  • Contributi e liberalità (5 per mille, donazioni, contributi pubblici).

  • Corrispettivi specifici dai soci (corsi, attività riservate ai tesserati).

  • Attività commerciale (vendita di beni e servizi a non soci, sponsorizzazioni con pubblicità).

  • Altri ricavi (interessi attivi, rimborsi di varia natura).

Buttare tutto in una voce unica chiamata "incassi" è uno degli errori più frequenti: rende il rendiconto di poca utilità in caso di controllo, e moltiplica il lavoro del commercialista a fine anno.

Le uscite

Stesso principio, separate per natura:

  • Spese per l'attività istituzionale (materiali, attrezzature, affitto della sede).

  • Compensi e rimborsi (collaboratori sportivi, rimborsi spese ai volontari).

  • Spese di funzionamento (utenze, cancelleria, software, assicurazioni).

  • Imposte e tasse (IRES, IRAP, IVA se sei in regime ordinario, bolli).

  • Spese dell'attività commerciale (tenute a parte, se l'associazione la svolge).

Il risultato di esercizio

La differenza tra entrate e uscite. Se è positiva si chiama avanzo, se è negativa disavanzo. Una nota terminologica che vale la pena di ricordare: per un'associazione non si parla mai di "utile" o "perdita", ma di avanzo o disavanzo di gestione. Non è pignoleria, è il modo per ricordare a se stessi che un'associazione non produce utili da spartire.

La situazione patrimoniale di sintesi

Anche nel rendiconto più scarno, conviene chiudere con qualche riga sulla fotografia al 31/12: saldo del conto corrente, contante in cassa, eventuali crediti verso soci o fornitori, eventuali debiti aperti. In caso di controllo, sono le righe che permettono di ricostruire la situazione senza dover andare a recuperare estratti conto da archivi.

Chi lo redige

A tirare le fila è il tesoriere, magari con una mano dal commercialista. Ma a firmarlo è tutto il consiglio direttivo, che lo porta in assemblea per l'approvazione. Della sua correttezza risponde il direttivo nel suo insieme, non il solo tesoriere.

Se l'associazione ha un revisore o un organo di controllo (per gli ETS sopra certe soglie è obbligatorio), passa anche da lui prima dell'assemblea. Il revisore poi scrive una sua relazione che accompagna il rendiconto.

Chi lo approva e quando

Il rendiconto lo approva l'assemblea ordinaria dei soci. Lo statuto fissa il termine di convocazione: in genere sono quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio (cioè entro il 30 aprile, per chi chiude i conti al 31 dicembre), prorogabili fino a sei mesi (30 giugno) se lo statuto lo consente e c'è una motivazione valida.

L'assemblea ha tre strade:

  • Approvarlo così com'è.

  • Approvarlo con osservazioni o richieste di chiarimento.

  • Respingerlo. Capita di rado, ma se ci sono incongruenze evidenti può succedere.

La delibera finisce nel libro dei verbali. Insieme al rendiconto approvato, è uno dei due documenti che resteranno per anni nel libro dei verbali di assemblea.

I depositi obbligatori dopo l'approvazione

Una volta approvato, il rendiconto va consegnato dove la legge lo prevede:

  • Al RUNTS, per gli ETS, entro il 30 giugno (per chi chiude al 31 dicembre).

  • Al RASD, per le ASD/SSD iscritte, secondo le scadenze del Dipartimento per lo Sport.

  • Alla federazione sportiva, se il regolamento federale lo richiede.

  • Sul sito istituzionale dell'associazione, se la pubblicazione è prevista (è obbligatoria per gli ETS che ricevono contributi pubblici sopra i 10.000 euro).

Per le associazioni semplici, non iscritte a registri specifici, non va depositato. Però il rendiconto si conserva comunque, e va tenuto pronto in caso di controllo dell'Agenzia delle Entrate.

Gli errori più frequenti

Ci sono tre scivoloni che torniamo a vedere in quasi tutte le associazioni che si fanno il rendiconto da sole.

Mescolare attività istituzionale e commerciale

Se l'associazione fa anche attività commerciale (il bar interno, la vendita di magliette, le sponsorizzazioni), entrate e uscite di quella parte vanno tenute a parte. Senza questa separazione, la dichiarazione dei redditi non si compila più correttamente, e si perdono i benefici fiscali del regime 398/91 o del regime forfettario ETS.

Scambiare il saldo bancario per l'avanzo

Il saldo del conto al 31/12 non è l'avanzo dell'anno. L'avanzo è quanto è entrato meno quanto è uscito nei dodici mesi. I due numeri coincidono solo se a inizio anno il conto era a zero e non c'erano né crediti né debiti, cosa che capita raramente. Confonderli è uno dei classici.

Saltare la riconciliazione con la prima nota

Il rendiconto deve tornare con la prima nota (cioè il registro cronologico di entrate e uscite) e con gli estratti conto. Se non torna, da qualche parte ci sono operazioni dimenticate o registrate male. Approvare un rendiconto che non quadra con la prima nota è il tipo di problema che si trasforma in un grosso problema, alla prima verifica fiscale.

Cosa cambia nel 2026

La riforma fiscale del Terzo Settore entrata in vigore quest'anno tocca anche il rendiconto:

  • Per gli ETS, lo schema D resta valido, ma alla separazione tra attività di interesse generale (art. 5 CTS) e attività diverse (art. 6 CTS) si guarda con più attenzione.

  • Per le associazioni in regime art. 148 TUIR, il rendiconto annuale fatto secondo le regole rimane la condizione per non pagare le tasse su quote associative e corrispettivi specifici.

  • Per le ASD/SSD, dal 2024 il deposito al RASD è ormai una prassi consolidata, e dal 2026 i controlli incrociati tra rendiconto e dichiarazione dei compensi sportivi diventano la norma.

Quando lo strumento giusto cambia il lavoro

Tenere il rendiconto a mano in Excel funziona finché l'associazione è piccola e le operazioni si contano sulle dita. Quando le entrate iniziano a essere centinaia (quote, lezioni, eventi), tenere allineata la prima nota diventa il lavoro principale del tesoriere.

Un gestionale che registra da solo ogni quota incassata, ogni ricevuta emessa, ogni pagamento online, e che a fine anno ti tira fuori il rendiconto in CSV o PDF già pronto, fa risparmiare giornate intere e taglia di netto i margini di errore. Tesserati, per esempio, esporta prima nota e rendiconto già nel formato che il commercialista chiede.

Una nota importante

L'articolo che hai letto ha uno scopo divulgativo: non è una consulenza legale, fiscale o finanziaria. Quello che trovi qui sopra è il quadro normativo generale alla data di pubblicazione, ma ogni associazione fa storia a sé — la forma giuridica, il regime fiscale, le dimensioni e le attività svolte cambiano in modo sensibile gli adempimenti che servono davvero. Prima di chiudere o approvare il rendiconto della tua associazione, parlane con il tuo commercialista di fiducia o con un consulente specializzato in Terzo Settore.

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